Conversazioni surreali

La mia nonnina ha 92 anni. Oggi è il suo onomastico. Due matrimoni alle spalle e vanità intatta nonostante l'età. Si tinge i capelli e si trucca. Non ha voluto in alcun modo vivere con nessuno dei suoi figli, nemmeno con il suo preferito, lo zio M..

Mai avuto un intervento chirurgico in vita sua. Solo una volta si è fratturata un braccio, si è lagnata per i 40 giorni di ingessatura e infine ha tentato per l'intero ciclo di incontri di corrompere la fisioterapista che a domicilio veniva per farle fare esercizi riabilitativi, pur di evitare quel po' di sofferenza che le avrebbe comunque consentito di riprendere la funzionalità quasi totale del braccio.

Certo, l'artrosi l'ha colpita, per quanto cammini e sfaccendi per casa, è sorda come una campana e ultimamente la sua memoria vacilla. Ma ha sempre una bella età. Non sempre posso telefonarle se sono al Tempio della Bellezza e del Benessere perché mi toccherebbe gridare come una pazza senza nemmeno esser certa che abbia sentito realmente quello che ho detto. Inutile dire che ha un ottimo apparecchio acustico che non usa perché “si vede tra i capelli e non mi piace...sembro vecchia”.

Una decina di anni fa, ho assistito ad una conversazione surreale fra la mia nonnina, già sordina, e suo fratello, lo zio G., sordissimo ottantacinquenne, di fatto il ragazzino di casa, vista la longevità di quel ramo genealogico della famiglia di mia madre.

"Allora T., come stanno A e D?".

"No, non ci sono più andata dal medico B., non mi dà fiducia".

"Ah, stanno bene...mi fa piacere. E dimmi...il lavoro di M va bene?".

"Sì, ora sto andando dal dottore P., bravissimo, e poi un uomo distinto e signorile...".

"Ha fatto bene, assolutamente. Comunque la moglie l'aiuta e questo è importante...".

"E che vuoi fare, l'età c'è...bisogna avere pazienza...".

"E D. si è laureato? Che sta facendo ora?".

"Comunque il dottore P. è anche nel mio palazzo. Per una ricetta, una visita, è comodo ecco...".

"E' un bravo ragazzo, avrà successo, ne sono sicuro. Va bene T., ti saluto, ci vediamo presto".

"Ciao G., e se hai bisogno chiamami".

Due monologhi su binari paralleli spacciati per una conversazione fra un fratello e una sorella.

La cosa fondamentale però è che erano contenti di essersi scambiati due parole.