Occhiali, fermagli e cappelli

Da quando sono entrata a pieno titolo nel mondo di chi porta gli occhiali, sono diventata più comprensiva e solidale verso chi li indossa da sempre. Sarà perché sono una tragedia vivente con l'ordine ma li lascio ovunque e poi perdo tanto tempo a cercarli.

D'altro canto averne perso la custodia tre giorni dopo averli avuti, la dice tutta. L'apice della rottura di scatole è il vapore quando cucino o mangio e la pioggia.

Ma come avete fatto, o adorabili occhialuti da una vita, a sopportare questi aggeggi infernali? Lo so, siete passati alle lenti a contatto o avete una pazienza di Giobbe, che io non ho.

Sulla neve portavo quelli da sole perché era oggettivamente necessario. Ma appena mi fermavo...via! Questi occhiali, di cui ne posseggo un esemplare ormai storico, spesso e volentieri li dimentico a casa e mi accorgo di esserne sprovvista quando il sole mi costringe a camminare come una talpa, oppure, porto loro e non la custodia. Infatti, sulle lenti i graffi non si contano più.

Sin da piccola ho sempre detestato occhiali, cappelli e fermagli. Dopo la prima settimana bianca della mia vita, nei famosi 4 anni di magrezza, tornai a casa con un febbrone da cavallo perché me ne ero andata su e giù sulle piste senza nulla in testa. Furba la ragazza...

Ho invece una sola foto in cui ho i capelli legati. Compivo un anno. Il tempo dello stupore alla vista del flash e poi ho tirato via il nastrino, per tuffarmi subito dopo sulla panna della torta.

Tutto uguale, dopo 43 anni.

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