"Aiuto!" pensò il parrucchiere M.

Ros in versione primitivaDa molte settimane la filosofa Ros riceve messaggi subliminali o molto discreti sullo stato della sua capigliatura.

“Oh, ciao Wilma...ops Ros...la clava è nella borsetta?”.

“Ciao Ros. Dove hai lasciato la gonnellina di paglia e la lancia, stamattina?”.

“Che è successo oggi? E' riaffiorato il ricordo della vita trascorsa nell'Età della Pietra?”. E via con altre sottili e garbate allusioni volte a spingere la troglodita Ros dal parrucchiere M. per una potatura del cespuglio.

La selvaggia ha ceduto e stamattina, dopo una notte poco serena, si è presentata puntuale all'appuntamento con il suo parrucchiere, colui che se dovesse vivere con i proventi derivanti dai tagli e dalle messe in piega della filosofa Ros, avrebbe già chiuso bottega cercando rifugio all'estero.

Il salone di bellezza del parrucchiere M. è un posto fichissimo. Ha i colori preferiti dalla pessima cliente Ros perché il glicine imperversa, oltre al bianco e al grigio perla, e tutto, dall'arredo al personale, è molto fashion.

Dopo pochi minuti di attesa lei, che stava già per collassare sul divanetto mentre si arrovellava per come avanzare al gentile M. le sue richieste conservative del cespuglio, è stata invitata ad accomodarsi sulla poltroncina nella zona lavaggio.

Fase shampoo: la filosofa Ros ha emesso un sospiro silenzioso e ha lasciato che le ammassassero i capelli nella vaschetta, preparandosi al supplizio. Ora, da un normale parrucchiere ci sono comuni poltroncine ma dal parrucchiere M. no. Mentre sei indifesa, con la testa nell'acqua, la poltroncina inizia la metamorfosi e ti ritrovi non più seduta ma con le gambe stese; inaspettati movimenti sussultori e ondulatori dietro la schiena simulano un massaggio rilassante. La cara Ros, che già soccombe tutto il giorno al forzato relax del Tempio della Bellezza e del Benessere, agogna al di fuori di esso una vita spericolata e stressantissima, per cui ha chiesto all'addetta al lavaggio di fermare quell'infernale macchinario. Lo sguardo era incredulo.

La signorina le ha lavato i capelli tre volte. La filosofa Ros, che insapona il cespuglio ogni due/tre giorni, si è chiesta il motivo di tale accanimento ma ha deciso di non approfondire perché la fase shampoo era condotta in modo delicato, senza che le venissero conficcate in testa unghie di due cm, e in tali casi è bene non lamentarsi del superfluo.

Quando le è stato chiesto se gradiva l'applicazione della maschera, la selvaggia Ros ha istintivamente risposto di no, valutando di risparmiare così buoni cinque minuti di tortura. Il parrucchiere M., che lavorava dal lato opposto del salone, è intervenuto e le ha detto: “hai i capelli secchi, Ros. E' bene che ti faccia applicare la maschera per idratare i tuoi amati ricci filosofici”. Alla parola “secchi”, che le viene rivolta solo per i capelli e mai per qualche altra parte del corpo, la filosofa Ros ha dovuto acconsentire.

Fase taglio: il parrucchiere M. in persona, armato di cesoia, si è avvicinato alla combattiva donna per iniziare a tagliarle le adorate ciocche. Lei, senza perdere tempo prezioso, lo ha stressato da subito con la descrizione esatta di come il cespuglio doveva essere potato e asciugato, ma soprattutto per avvisarlo che poteva disporre liberamente di un solo, unico centimetro dei suoi ricci. Il parrucchiere M. ha perso la serenità per i successivi dieci minuti e si è lasciato guidare dalla pazza seduta dinanzi a lui, il cui unico scopo era uscire dal salone di bellezza con la pettinatura pressoché uguale a quella di ingresso.

Fase asciugatura: “sii sereno, rilassati parrucchiere M. e lascia asciugare la voluminosa capigliatura così come la natura vuole. Al vento caldo del phon, senza pasticci cremosi o gelatinosi”.

“Ok, filosofa Ros. Io credo nella libertà di espressione e di immagine. Uscirai come una primitiva ma devi sentirti libera e a tuo agio”.

“Bravo, parrucchiere M.. Condivido la tua filosofia di vita; tutti noi dovremmo ricordarci di avere accanto una sorella bellissima che si chiama libertà. Lo diceva il Che, quindi...”.

Il parrucchiere M. si è aggiustato il piercing sulla sopracciglia e ha asciugato la chioma così come la preistorica creatura chiedeva.

Terminata l'operazione asciugatura, il parrucchiere M. ha salutato la filosofa Ros e, ben consapevole dei tempi zen della tizia, le ha detto “ciao e all'anno prossimo!”.

Simile a una donna dell'Età della Pietra, Ros è uscita dal salone con una discreta criniera e felice per aver salvaguardato il suo aspetto da selvaggia. Si è avviata verso il Tempio della Bellezza e del Benessere, dove tutti l'attendevano curiosi, ma prima di entrare, di soppiatto, ha tirato fuori dalla borsa il suo osso e lo ha riattaccato alla sommità della massa cespugliosa. Ha varcato la soglia del Tempio e ha gridato “hasta la victoria, siempre!”.

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