Il calabrese per tutti. Lezione 5

peperoncino calabreseCirca quindici giorni fa, l'amica A. ha sognato a occhi aperti la sua casa in Calabria, la sua famiglia in Calabria, il mare della Calabria, i fichi d'India della Calabria. In sintesi, la Calabria.

Lei di solito è pragmatica e per nulla nostalgica e zuccherosa ma, quando parla della sua terra, perde lucidità e vacilla.

Di seguito, una piccola parte del suo racconto: "nel sogno mi pigghjiu a bricichetta e partu pe mari; 

u suli alluma, i galli cantanu, i rani gargiazzijanu...chi paci chi ndavi! Chi paradisu! I na ripata 'ndavi a pineta e ill'atta i lovari. Caminandu arrivu supa u lungomari e guardandu u mari viju na lastra d'argentu chi mi acceca. Non si vidinu tanta genti 'ngiru, sulu u spazzinu chi ca scusa u fatiga si preja a jornata nova. Decidu u tornu a casa pigghjiu pe natta strata; mi fazzu a strata di fiuri, chilla chi a nonna mia facia tutti i matini quandu era cotrara; ormai i fiuri si vidi sulu cocchji pianta pe ricordu, mi jiru l'occhi 'mbeci supa na stroffa i cucuzzari e penzu ca dui pittelli non sarrenu mali”.

La traduzione del brano in calabrese è la seguente:

nel sogno prendo la bicicletta e mi avvio verso il mare; il sole brilla, i galli cantano e le rane fanno un rumore assordante...che pace che regna! Che paesaggio paradisiaco! Da un lato della pista c'è la pineta della spiaggia e dall'altro lato le agavi. Continuando a pedalare arrivo sul lungomare e guardando il mare vedo una lastra d'argento che mi abbaglia. Non si vede tanta gente in giro, solo uno spazzino che con la scusa di lavorare assapora il nuovo giorno. Decido di tornare a casa e di fare un'altra strada; percorro la via dei gelsomini, quella che mia nonna faceva tutte le mattine quando era una ragazza; ormai di piante di gelsomini se ne vedono solo alcune sporadiche, mi cade invece lo sguardo su una pianta di zucchine e penso che farci le frittelle non sarebbe affatto una cattiva idea”.

Commento.

Numerose sono le considerazioni da fare sul brano appena letto e tradotto. Le immagini del sole che abbaglia con la sua luce, della natura che lancia i suoi gioiosi segnali e le sensazioni di pace trasmesse dal paesaggio mediterraneo sono dalla calabrese descritte in modo estremamente curato.

Il lettore riesce a percepire la meraviglia dei luoghi e a condividere le stesse emozioni fino a quando, indugiando un attimo sulla persona da cui provengono tali espressioni, si lascia cogliere altresì dallo stupore per tanta inconsueta sensibilità.

Il passaggio successivo, invece, appare più coerente con la personalità della calabrese. Ecco la figura retorica dell'antitesi: la poetica rappresentazione della strada tranquilla e silenziosa che si affaccia su un mare brillante in contrasto con la figura prosaica dello spazzino, che sembra anteporre il suo dovere sopra ogni cosa, quando in realtà è un nullafacente che guarda il panorama e non fa una cippa.

E' a questo punto che la calabrese riprende in mano la poesia e rievoca nel suo discorso un episodio che riporta il lettore al passato; mentre lei percorre un'antica via profumata dai gelsomini ricorda l'amata nonna che, quando era una giovane e fresca fanciulla, calpestava la stessa strada. Che immagine delicata e amorevole! Quale commozione suscita nel lettore questa figura di anziana donna nella sua trascorsa giovinezza! Una malinconia invade gli animi. La natura può essere crudele, verso le persone e verso i suoi stessi figli: ormai anche i gelsomini sono pochi e la strada li ricorda quasi esclusivamente con il suo nome.

Ma ecco un finale a sorpresa. La natura ha anche un lato generoso, per la varietà di piante che ci offre. Anche la zucchina ci regala i suoi fiori. La calabrese sembra voler dare un messaggio di ottimismo e buoni sentimenti ma...il lettore in realtà ha preso un granchio e non ha capito un accidente fino ad ora.

Nelle ultime frasi del brano si può cogliere appieno la ruvidità della donna calabra che, spezzando irrimediabilmente la poesia sulla magnanimità della natura, afferra fiori di zucchine sicuramente non suoi, ne fa incetta, corre nella magione di famiglia lasciando l'alba silenziosa, svuota un'intera bottiglia di olio in una padella, tanto a casa sua non si compra ma si autoproduce, sbatte nella pastella i fiori e inizia un'interminabile frittura che saluterà il nuovo giorno. Un odore di fritto si spande nella strada tranquilla e silenziosa che si affaccia su un mare brillante. Lo spazzino nullafacente molla l'inutile ramazza e segue il profumo; ora ha una scusa in più per non fare una cippa.

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