All'Osteria "La caserma"

Ros a pranzo all'Osteria soprannominata "La caserma"Domenica 22 luglio. Ore 11.00.

Il marito M. brama carne alla brace. Propone quindi alla sua sposa una capatina in un ristorante per il pranzo domenicale e placare così la sua voglia carnivora.

Lei ovviamente, quando si parla di cibo, acconsente senza opporre alcuna resistenza.

Domenica 22 luglio. Ore 13.30.

Gli affiatati coniugi vengono fatti accomodare e il titolare del locale si avvicina per le ordinazioni.

“Salve, noi vorremmo ordinare un misto di carne alla brace, che so, agnello, manzo e magari anche una salsiccia...” chiede la filosofa Ros, sorridente e di buon umore.

“No, signora...! Se mi chiede la salsiccia a luglio devo risponderle che non è possibile! Il maiale lo uccidiamo a novembre...e io mi rifiuto di acquistare salsicce sconosciute in macelleria. Deve aspettare novembre!” risponde il proprietario D. con tono che non ammette repliche.

“Oh, va bene, mi scusi ma ignoravo la tempistica della macabra esecuzione. Sa, io non ho mai ucciso un povero maiale...per quanto vigliaccamente poi me lo mangio... Comunque, decida lei il tipo di carne...purchè sia ben cotta...” aggiunge la rompina Ros mentre il marito M., meno esigente, asserisce che per lui va bene anche al sangue. Ma che gli è preso oggi al marito M.? Mah....

“Ma signora...! La carne si mangia al sangue, altrimenti la rovina! Suo marito sì che è un buongustaio!” il marito M. annuisce compiaciuto.

Il signor D. continua: “che pazienza...va bene, vorrà dire che farò preparare una bisteccona che dividerà con suo marito e la sua metà la distruggeremo con una cottura prolungata...”.

“...Mmmhmm...grazie, veramente molto gentile da parte sua...ah, senta...che contorni avete da affiancare alla carne?”.

“Ma signora! Se dessimo anche i contorni con la carne, che so, ad esempio, patatine fritte, lei, con quella faccetta cicciottina, mangerebbe le patatine e lascerebbe la carne! E non sta bene! Lasci fare a me!” e se ne va.

“Cavoli, 'sto tizio mi conosce proprio bene...è vero, amore? Certo che sembra di stare in caserma...devo chiedere all'amico G., Bronzo di Riace in tuta mimetica, se il rancio lo servono così...” sussurra la filosofa Ros al marito M., intento a sbirciare con occhio critico le porzioni di carne che vengono servite agli altri commensali.

Mentre i due parlottano tra loro, il signor D. fa una ramanzina alla mamma di una bambina, colpevole di aver chiesto un primo per la piccola senza aver atteso prima che finisse l'antipasto:

“No, signora! Aspetti prima che la bimba finisca il prosciutto, altrimenti ordinerà un primo piatto per lei e poi non lo mangerà. Fanno sempre così i bambini. E non va bene!”.

Certo che il signor D. mette un'ansia pazzesca....la filosofa Ros pensa che lo spreco del cibo sia un peccato mortalissimo, quindi in parte condivide il pensiero del signor D. di non ordinare pietanze che poi non si mangerebbero, però la maggior parte della gente esce e pranza fuori casa anche per rilassarsi. Che stress dal signor D.!

Mentre in sala tutti pappano, i due affiatati coniugi vengono assaliti anche loro da una fame indescrivibile.

L'audace filosofa Ros chiama il signor D. e osa chiedergli: “senta...non si arrabbi...ci porterebbe un assaggio di rape e patate? Ci sono. Le ho viste passare poco fa e servite a quel tavolo...”.

“Ma signora! Avete ordinato la carne alla brace...! E se poi non riuscite a finirla?”.

“Glielo giuro! La mangio tutta e porto pure l'osso al cane zerbino Ugo, così non va sprecato”. Il marito M. sghignazza e così anche i vicini di tavolo.

Il signor D. cede e porta in dono ai due disgraziati, probabili spreconi, anche due porzioni di rape e patate e addirittura due contorni. Un burbero dal cuore tenero, il signor. D.

Il marito M. a un certo punto esagera e chiede un calice di vino rosso. Il vicino di tavolo vuole anche lui una mezza bottiglia. Al signor D. non sembra vero poter ottimizzare le ordinazioni. Sceglie lui la bottiglia per i due, senza chiedere consensi, la apre, fa versare un bicchiere al marito M. dal cameriere e porta al tavolo dell'altro la bottiglia aperta.

“Così non si spreca...e che diavolo!”.

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