Un corso fashion, molto fashion....

fashionC'era una volta una ragazza di nome Ros, con i capelli come Napo Orso capo e lentiggini sul viso, un libro sempre in borsa e molti, moltissimi pensieri che le frullavano nella testa.

Lei camminava con il naso per aria e pensava, pensava, pensava continuamente, all'eternità dell'Universo, all'evoluzione dell'uomo, al suo rapporto con Dio, insomma argomenti leggeri e comuni in ogni conversazione.

"Secondo lei, graziosa signora che porta a spasso il cane...l'uomo è un animale socievole per natura, o no?".

La graziosa signora di solito, temendo che la stranezza fosse contagiosa, fuggiva inseguita dal cane.

Fu così che la filosofa in erba capì che forse, per discutere di certe faccende, doveva cercare qualche squinternato come lei e non spaventare il prossimo con astruse domande.

Si iscrisse quindi alla Facoltà di Filosofia e conobbe altri filosofi fuori di testa, fra i colleghi di corso e fra i docenti. Quel manicomio era proprio il posto giusto per lei e vi rimase felice per quattro anni, fino a quando si laureò e, con un foglio di via, fu costretta ad intraprendere altre strade.

Da allora però la Ros-sastra ha continuato a filosofeggiare, nella vita reale e nella sua fantastica realtà parallela, dove anzi lo potrebbe fare indisturbata per tutto il santo giorno, se le fosse possibile, senza seccature e distrazioni poco gradite, come la compilazione dei moduli all'ufficio postale e la raccolta delle scartoffie per il commercialista A.. Purtroppo, possibile non lo è, accidenti!

Perchè dirvi tutto questo?

Perchè possiate immaginare la filosofa Ros, con il suo bagaglio di letture sulla logica aristotelica e le categorie Kantiane, il giorno in cui si è trovata, suo malgrado, a iscriversi ad un corso che non avrebbe mai creduto nella vita di dover seguire, e dove, udite udite, si divertì un sacco, pur dichiarando ad amici e parenti che nessuno avrebbe mai dovuto illudersi sulla possibilità fantascientifica che lei avrebbe mai svolto quel lavoro.

Siete curiosi di sapere di cosa si trattava?

Il corso si svolse in due fine settimana. Vi parteciparono una dozzina di ragazze e giovani donne, fra le quali la Ros-sastra e la socia/sorella M., tutte molto carine, ben truccate e motivate, ad eccezione della filosofa.

Lei si presentò con il suo consueto trucco pressochè invisibile, e se visibile probabilmente sbavato, con il suo cespuglio incolto, e per nulla motivata ma curiosa, curiosissima, iper curiosa di partecipare ad un corso dove, oltre al block notes e la penna, dovevi munirti di varie boccettine, spray e due scatoline. Dove invece di sederti in una poltroncina con la tavoletta scrittoio in una grande aula, dovevi accomodarti ad un tavolino, in una stanza piccola, assieme alle altre, e sceglierti una compagna con cui lavorare, dove invece di selezionare i concetti da scribacchiare negli appunti, dovevi seguire scrupolosamente dei passaggi obbligati e impararli a memoria.

E tutto ciò che è obbligato e da imparare a memoria, è una gran tragedia ros-sastra.

Alla fine del corso, anche la filosofa conseguì un titolo. Certo, perchè lei si impegnò duramente durante quelle esercitazioni, imparò a districarsi fra i vari prodotti e riscrisse per tutte le ragazze le nozioni acquisite in quei 4 giorni, seguendo la logica e trascrivendo tutte le risposte che la docente fu costretta a fornire alle domande con cui la straziò la malefica corsista.

La Ros-sastra non ha mai applicato le tecniche imparate in quei giorni e nè intenderà farlo in futuro, anche perchè il suo lavoro al Tempio della Bellezza e del Benessere è spiegare, proporre con cognizione di causa e competenza, ma non è operativo. E' contenta di aver avvicinato per qualche ora un mondo che doveva conoscere ma che non la appassiona. Si è divertita e ha anche osservato molto, guardando con occhio diverso persone che, spesso con sacrificio, investono dei soldi per migliorare e perfezionarsi nell'attività che svolgono per vivere.

Certo, non fu facile per la filosofa Ros scegliere nella scatola dei colori una decorazione da applicare sulle sue unghie posticce, che non fosse fucsia, con brillantini o in rilievo, e soprattutto fu imbarazzante il momento in cui le saltò la ricostruzione da un dito, mentre pagava la spesa alla cassa del supermercato.

"Ehmmm...signora, le è caduto qualcosa dalla mano...".

"...Oh, sì! Deve essere la tip del dito medio, evidentemente l'ho incollata male... Grazie e buonasera!.... Accidenti amore, corriamo subito a casa...devo grattare via le altre. E' che io le unghie lunghe non le so portare!".

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