Una Ros a caso spiaccicata sul marciapiede...

Paperino zampe all'ariaVoi, care amiche e amici, camminate dritti, con passo regolare e andatura leggera? Quando allungate la zampa, siete sicuri di voi stessi o incespicate? Il vostro incedere è elegante e sinuoso oppure trotterellate? Per strada vi è mai capitato che qualcuno si girasse a guardarvi mentre voi inciampate a raffica, un passo sì e uno no, anche se portate scarpe tacco 1?

La Ros-sastra, girovagando per le strade della cittadina di A., si muove sembrando una via di mezzo fra un pinguino e la Cieca di Sorrento. Aggiungete la distrazione e la testa fra le nuvole...eccola, è lei!

Ieri mattina la filosofa Ros è andata dalla sua dottoressa per un controllino. Le si prospettavano una piacevole ora di cammino e due di attesa, ideali per oziare e leggere, senza i famosi sensi di colpa.

Uscita da casa, in ritardo chiaramente, la Ros-sastra ha raggiunto frettolosamente il bus 7, mentre un vento micidiale le sferzava il delicato faccino. Maledetto gelo polare! La tizia è salita e si è seduta, al calduccio, e con il sorrisetto ebete di chiunque passa di botto dai 0 gradi ai 15.

Dopo pochi minuti, l'autista ha cercato di mettere in moto il mezzo. Silenzio. La signora L., amica di bus della Ros, di nazionalità bulgara, ha imprecato nella sua lingua oscura. La filosofa ha annuito senza capire un accidente ma il senso era chiaro, dal momento che il bus si rompe un giorno sì e l'altro pure.

L'efficienza del servizio pubblico in questo paese commuove.

La signora L., con inaspettata sveltezza è balzata fuori dal mini bus, mentre l'autista chiamava rinforzi, e ha fermato un'auto. Lei e il conducente si sono scambiati alcune parole incomprensibili e, mentre l'amica bulgara faceva cenno alla Ros di seguirla, l'omino alla guida le faceva spazio sul sedile posteriore, scusandosi per il disordine. Ed è stato così che la Ros ha viaggiato, stipata fra una cassetta piena di ciarpame e una bombola del gas che si auspicava vuota. Compressa come una salsiccia nel panino (che ricorso ad immagini delicate...), lei ha apprezzato tanto la gentilezza degli amici bulgari che, in sua presenza, hanno parlato in italiano e l'hanno condotta in città, con i calzoni un po' rigati e impolverati, ma puntuale e rilassata.

Giunta allo studio della dottoressa, la Ros ha sorriso nuovamente come una scema, dopo essere entrata nella saletta di attesa, calda come un vano caldaia. Ha preso posto, pregustando la lettura del suo libro, un romanzo in cui, dopo 87 pagine, ancora non è accaduto assolutamente nulla di significativo, e ciò fa sì che l'aspettativa per un imperdibile colpo di scena sia schizzata a livelli altissimi.

Dopo appena una pagina, la Ros è stata placcata da un tizio che non ha fatto altro che parlarle della sua dieta miracolosa per tutta la durata della visita di sua moglie, un'ora buona. Lei ci ha riflettuto un po' su e si chiesta perchè questo sconosciuto la incalzasse con gli efficaci risultati della sua dieta e soprattutto perchè proprio a lei. Quando è stata sul punto di chiederglielo, è uscita la moglie dallo studio della dottoressa. Maledizione, le è rimasto il dubbio...!

Terminata la visita, la Ros ha ripreso a camminare a passo svelto, così svelto che ad un certo punto ha preso il volo. Un lancio di molti metri sulla sabbia, mista ad acqua e ghiaietta, in pratica fango tagliente. Se vi è capitato nella vita di ruzzolare, avete sicuramente presente l'istante in cui mettete il piede in fallo e nella vostra mente si fa strada la consapevolezza che state per andare a sbattere con il grugno su una superficie tutt'altro che soffice. Mentre, sollevate da terra, state per impattare rovinosamente sul terreno, vi sembra di osservare la scenetta dall'alto e vi illudete di avere tempo, tempo per evitare la caduta o almeno di attutire il colpo. Quando poi sentite la botta, è troppo tardi. La Ros è piombata a terra, cadendo sulla sua mano sinistra e insudiciando ulteriormente il pantalone, il cui destino era probabilmente quello di finire incenerito entro sera.

“Oh, signora. Si è fatta male? Oh, poverina...eppure ha scarpe con la gomma, come ha fatto a scivolare così? Oh, santa pace! Le diamo una mano ad alzarsi!”. Due arzille vecchine di quasi ottant'anni hanno aiutato la Ros a sollevarsi. Ciò non l'ha aiutata affatto a sentirsi meglio. La mano, nel pomeriggio, è anche diventata una zampogna e a chiudere la giornata è stato il marito M..

Dovete sapere che lo sposo filosofico, nei confronti di sua moglie, non nasconde la sua “chioccitudine”. In piena notte, lei si alza per andare a bere, e lui le chiede: “ti senti male? Tutto bene, Ros? Hai mal di testa?”. Lei, che in realtà agisce da sonnambula, non gli risponde o, se lo ha sentito, grugnisce. Questo è il massimo che riesce a fare. In caso di rumori sospetti, lui urla dal piano di sopra: “che è successo? Hai rotto qualcosa? Ti sei fatta male? Devo correre con la cassetta del Pronto soccorso?”. Se lei cade o va a sbattere da qualche parte, e ciò non è infrequente, e glielo riferisce in modo sintetico, con una frase del tipo “Salve, Amo. Sono caduta ma niente di grave....”, lui attraversa quattro step.

Uno. Manifesta la sua preoccupazione in maniera calorosa e partecipe. “Oddio, Amore! Ti sarai fatta malissimo! Oh, santo cielo! Queste maledette cadute! Oh, tesoro! Maledizione!!”.

Due. Chiede dettagli minuziosi, particolareggiati, a volte irrilevanti. “Ma dov'è successo? Da quale lato della piazza? Ma eri sul marciapiede o vicino all'aiuola? Ma sei caduta verso destra o verso sinistra?” e così via, senza tra l'altro che lei abbia possibilità di rispondere a nessuna delle domande. Un monologo delirante.

Tre. La colpevolizzazione. “Tu sei sempre distratta! Cadi sempre, è colpa tua perchè non guardi dove metti i piedi. E poi, con quel modo di muoverti che sembri una pazza...! Perchè hai camminato proprio lì, non hai visto che era scivoloso? C'era altra gente che usava quel marciapiede? Scommetto di no!”. La Ros tenta una difesa: “ma scusa, Amo. Una povera disgraziata cade, si fa male ad una mano e deve pure essere colpevolizzata? Allora, se mentre uno cammina cade un ramo da un albero e il tipo va al Creatore, è colpa sua?”. “Certo! Avrebbe dovuto guardare con attenzione se l'albero sotto il quale camminava aveva i rami secchi o appesi!”.

Quattro. Ros ridacchia e finge di soffrire atroci pene e dolori e di provare anche un po' di pentimento: “Ok, Amo. E' colpa mia questo insopportabile dolore. Oh, guarda Amo, è diventato tutto viola! E mi fa male il polso, sia che giro la mano a destra che a sinistra, giusto per essere precise. Sì, ma va bene, è colpa mia, tutta colpa mia. Mi vado a fustigare per espiare questo gravissimo errore...perdonami...se puoi!”.

Solo così lui sorride e conclude con un: “dico queste cose perchè ti voglio bene!”.

Fine del siparietto. Applausi, niente bis, grazie e alla prossima! :-)

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