Il calabrese per tutti. Lezione 12

Peperoncini calabresiAvere una coppia di calabresi per amici è una grande avventura, puoi essere sicura che si costruirà insieme un solido e duraturo rapporto e, cosa non da poco, si vive un'esperienza sensoriale di grande spessore.

L'amico G., ad esempio, può bussare alla vostra porta con una teglia di pizza al salame (piccante, ovviamente) alle nove di sera di domenica, sorprendendovi in pigiama, con una triste tazzina di latte fra le mani o può invitarvi per una goliardica serata da trascorrere ad arrostire bistecche e salsicce (piccanti, ovviamente) nel camino.

Non è escluso inoltre che il caro amico possa generosamente portarvi in dono un cestino, rimpinzato di prodotti tipici della terra dell'Eden, tra cui gli agrumi di produzione della famiglia dell'amica A., arance, limoni, mandarini e perchè no, anche un cedro, salami (piccanti, ovviamente), prodotti sempre dalla famiglia dell'amica A., e dolcetti tipici, nuovamente prodotti dalla famiglia dell'amica A..

Tutti starete pensando che l'amica A. ha un'azienda a conduzione familiare, e invece no. Tutto si produce solo per il fabbisogno della famiglia e per qualche fortunatissimo amico. E gli affiatati coniugi sono stati eletti da tempo "amici dei calabresi A. e G."...che sfacciata fortuna!

Nella foto potete ammirare una delle famose produzioni della mamma dell'amica A., ossia la sguta.

La filosofa Ros, prima che il suo karma positivo la conducesse sulla stessa via della tizia con la zazzera, ignorava l'esistenza di questa specialità calabrese.

La stessa A., nella lingua dei padri, ha voluto abbassarsi fino a noi, comuni mortali, per condividere questa preziosa perla della cucina calabra. Che generosità sconfinata! Eppure, qualche maligno ancora sostiene che le divinità dell'Olimpo fossero altezzose e poco magnanime. Malvagità gratuita...

sguta calabrese"Si 'mbicina Pasca e mama 'ncumincia chi sguti; ma dicimu tutta 'ncumincia ca corajisima. Si arza cu scuru pemmu 'mpasta, ca sinnò 'nciallevitanu tardu, e 'mpastamu nu kilu i farina, 4 ova, 220 g i zuccheru, 125 ml i ogghju, e 2 quadretti e menzu i lievitu (mama usa u levitu i casa e a sajimi o postu i l'ogghju e non faci nu kilu i robba ma nu quintali). Si 'mpastanu tutti cosi e quandu a pasta è liscia si spartinu tanti ppenicchi e 'nci damu a forma chi viditi 'nta fotografia. Chilli cu l'ovu 'nto menzu si chiamanu "sguti", chilli senza a forma i ciambella si chiamanu "viscottina". I dassamu u llevitannu na para d'uri e si 'mpurnanu 'nto furnu a ligna pe nu quartu d'ura, 20 min. Mi sperdia u vi dicu ca prima mi 'mpurnati 'ndaviti mi passati cu l'ovu po culuri. A tradizioni dici ca a sguta cu l'ovu si mangia u jornu i pasca ca supprezzata. Mancu i fissa!!!".

Traduzione, arricchita da precisazioni ros-sastre:

"Si avvicina la Pasqua e mia mamma inizia a preparare le sgute; a dirla tutta inizia in contemporanea con la quaresima. Si alza quando ancora è buio per fare l'impasto, altrimenti esse impiegano troppo tempo per la lievitazione e si fa tardi (N.d.A.: ecco un'altra peculiarità dei calabresi....si anticipano in tutto, per loro è sempre tardi, quindi, se ti aggiri all'alba nei paesi della Calabria, le donne già preparano il pranzo, gli uomini escono per i rudi lavori maschili, e così via), e mischia 1 kg di farina, 4 uova, 220 g di zucchero, 125 ml di olio e 2 cubetti e mezzo di lievito (N.d.A.: è necessario un opportuno chiarimento. Le dosi riportate sono per un ragionevole numero di sgute, impastate da una normale madre di famiglia per i suoi cari, in un comune forno elettrico, con prodotti acquistati in un supermercato cittadino. Nel caso della mamma dell'amica A., le dosi sono aumentate a dismisura per coprire il fabbisogno della minoranza etnica che si ritrova per famiglia, disdegna il lievito di birra come il diavolo l'acqua santa e usa il suo lievito madre, non sceglie l'olio ma lo strutto come elemento grasso delle sgute e il forno è rigorosamente a legna). Si impastano insieme tutti gli ingredienti e quando la pasta è omogenea si divide in piccoli pezzi e si da la forma che vedete nella foto. Quelle con l'uovo in mezzo si chiamano sgute, quelle senza uovo viscottina, da biscotto viscottu (N.d.A.: la Ros ha ricevuto in dono quelle con l'uovo, mica le semplici? Ovvio). Si lasciano lievitare per almeno un paio d'ore e si infornano nel forno a legna per un quarto d'ora, 20 minuti (N. tecnica d.A.: nel forno di casa si deve impostare la temperatura a 200° per lo stesso tempo, magari regolandosi con il colore della superficie). Mi dimenticavo di dire che prima di infornarle vanno spennellate con l'uovo, per conferire la giusta doratura. La tradizione vuole che la sguta con l'uovo si mangi la mattina di Pasqua con la soppressata. Mica scemi!!! (N.d.A.: una prima colazione tipica calabrese... il biscotto con lo strutto e la soppressata, magari pure piccante... che ineguagliabile tempra...! Impossibile tenergli il passo!!)".

Dopo quest'altra lezione di usi, costumi e ricette calabresi, la Ros deve spezzare l'idillio che si è creato, e chiarire un aspetto tecnico del suo blog. Sappiate, cari amici e amiche, che cliccando sulle foto dei post, esse si ingrandiscono e si crea una piccola galleria. La Ros non vorrebbe mai che si perdessero dettagli delle sue eccezionali immagini...;-), e una cara amica l'ha messa sull'avviso!

Ciao e alla prossima!

Aggiungi commento


Codice di sicurezza
Aggiorna

Cerchi qualcosa?

Che ore sono?

Che giorno è?

Aprile 2017
DLMMGVS
1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30

Suggerimenti

Tag-cloud


Articoli collegati

Spot

Social Media Links

TwitterFacebookFeed

Archivio Post

Directory Blog

BlogItalia - La directory italiana dei blog

Award Winning Voyeurism and Personal Journal Blogs - BlogCatalog Blog Directory

Miglior Blog