Una Ros-papera sulla neve

Paperina sulla neveC'è una nuova amica blogger che ha fatto riaffiorare nella mente ros-sastra ricordi bellissimi dei suoi trascorsi di sciatrice.

L'aspirante filosofa, ormai venti anni fa, quasi ogni fine settimana imbracciava le racchette, caricava sci e scarponi in macchina e si regalava una lunga sciata rigenerante, intervallata, al principio della sua avventura da sportiva, da cadute memorabili.

Una volta perse il controllo delle gambe (perchè quello dei pensieri non sempre l'ha avuto, ahah!) le quali, in preda all'anarchia, presero ognuna una direzione diversa, a gran velocità.

La tizia, nel tentativo di non finire divisa in due, tentò di concentrarsi sugli sci e non guardò che stava dirigendosi verso un gruppo di alberi. Quando alzò gli occhi, dopo un vano tentativo di ripresa, si ritrovò a pochi metri dai tronchi. Lanciò un urlo alla Tarzan e mentre andava incontro al suo destino ebbe il tempo di formulare un pensiero filosofico piuttosto volgare e a convenire che lasciare il mondo crudele come una scema non sarebbe stato tanto onorevole.

Avendo, grazie al suo karma, ancora un po' di faccenduole da risolvere, non morì, nè si fratturò qualche ossicino. Quando gli amici vennero a recuperarla, si trovarono dinanzi la Ros aggrovigliata su se stessa, abbracciata ad un albero, che rideva come una pazza. Fu il soccorso più divertente della storia dello sci.

Dovete sapere che, appena conseguita la laurea, la filosofa fu presa dal panico. Lei si laureò nel mese di marzo e quindi, pur cercando nel frattempo un lavoro stabile (che non avrebbe mai trovato, povera pirla, ahah!), si sentì persa senza libri da dover studiare e agenda fitta di impegni.

Tutto questo sempre a causa del suo senso di colpa Senior, per il quale l'ozio deve essere punito con atroci supplizi. Cosa pensò di fare allora la filosofa Ros? Una vacanzina meditativa e vendicativa verso il maledetto senso di colpa! Si sparò dieci giorni sullo Stelvio, per sciare con un maestro e migliorare il suo stile.

La Ros sciatrice ventitreenne era deliziosa, sempre senza cappello, con il cespuglio al vento e al ghiaccio. Dalla montagna tornava sempre con la febbre, chissà perchè, e metà del corpo era viola. Un intero livido che partiva da una chiappa e saliva fino al collo per poi ridiscendere fin sotto il ginocchio. Sempre il lato sinistro. Era un mistero per tutti come facesse a tornare intera dalla cima della montagna fino al residence, dove sveniva all'imbrunire, appena uscita dalla doccia bollente. Ma lei è sempre stata una tipa tenace, avventurosa, spesso incosciente ;-D, per cui perseverava.

Dopo colazione era puntualissima (lei non è mai in ritardo), con la sua tutina colorata e gli scarponi in tinta, all'appuntamento con il maestro di quella vacanza. Lo ricorda ancora. Era altissimo, abbronzatissimo, magrissimo, bravissimo ovviamente, e anche molto nordico. Raccontava di come aveva trascorso una vacanza in Sicilia e aveva sudato per l'intera settimana come una fontana, abituato lui al freschino delle Alpi. Povera stella!

Lo stile ros-sastro allora era discreto ma in quei dieci giorni la tizia migliorò molto, pur approcciando la faccenda a modo suo, chiaramente. Il maestro, al termine della vacanza, la salutò dicendole: "è stato un piacere conoscerti, Ros. Grazie per le risate che mi hai fatto fare (questo lei fa agli uomini, che credete? Ahah!! Il fascino ros-sastro stende :-D!!) e per il tuo schizofrenico modo di imparare. Proprio singolare!! Non avevo mai visto niente di simile...comunque sei stata brava!".

Ecco come la Ros affrontava la sue lezioni.

Arrivati in cima il primo giorno, bloccò subito il maestro, pronto a lanciarsi nella discesa, perchè doveva soffiarsi il naso preventivamente.

"Ti gocciola il naso? Hai il raffreddore?" le chiese premuroso il tapino.

"Assolutamente no, ma fai conto che mentre sono nel mezzo di una performance acrobatica mi devo soffiare il naso? Una tragedia... Mi dovrei fermare in modo da non intralciare gli altri, accostare in un posto sicuro, a metà fra la pista e lo strapiombo o gli alberi, cercando di rimanere in equilibrio, levare i guanti, assicurare al polso le racchette, togliere gli occhiali, prendere i fazzoletti, soffiare il naso, poi... riposare i fazzoletti, rimettere gli occhiali, e via tutto al contrario. Invece io anticipo la mossa.... Ganza questa cosa, vero?" rispose la Ros sorridendo a 32 denti e strizzando l'occhietto. Il maestro la fissò pensieroso e annuì. Per i nove giorni seguenti, la sciatrice Ros non ebbe bisogno di chiedergli più nulla, anzi, prima di partire lui la esortava a soffiarsi il naso. Assecondare una pazza è preferibile...

Di solito, durante gli incontri, il maestro le spiegava come muoversi e scendeva per primo, così da mostrarle anche fisicamente cosa fare. Per tutta la durata della lezione la Ros sembrava di coccio. Non capiva nulla e continuava a dimenarsi come una papera starnazzante, ridicolizzandosi sulla pista con pose improbabili. Lui si sentiva colpito nell'orgoglio e cominciava a mettere in dubbio la sua abilità di insegnante. La Ros lo consolava e gli faceva un po' di terapia durante la mattinata, dicendogli: "stai tranquillo, tu sei bravissimo, sono io che devo metabolizzare. Faccio sempre così. Dopo pranzo, quando mi incontrerai sulle piste, ti stupirò, fidati!".

E così accadeva. Dopo essersi salutati, la Ros lo incrociava durante le successive discese e lo superava, in uno stile impeccabile e anche a velocità. Il giorno dopo, lui le diceva "non è che hai una gemella, Ros? Confessa, siete in due...!". "No, lo giuro sulla monade di Leibniz. Solo che io devo applicare la logica anche ai movimenti. Ci devo riflettere, insomma! Poi come rendo io dopo pranzo, nessuno mai!!".

In prossimità delle piste più difficili, lei iniziava una lagna senza precedenti. "Non ti sembra di esagerare? Guarda che ci tengo alla pellaccia! Ho rischiato la vita più di una volta, sai? Mi è bastato. Dì la verità, vuoi sbarazzarti di me! Basta dirlo e me ne vado raminga per i boschi innevati e non mi vedrai più...non solo domani...mai più!". Il santo maestro doveva convincerla, sempre.

Un giorno, prima di imboccare una pista, lei lo incalzò. "Mica è una pista nera? Io mi fermo alle rosse. Le nere non le ho mai fatte... E' ripidissima...non mi imbrogliare, questa è una nera!!! Potrei rimetterci le penne e mi porteresti sulla coscienza!".

"No, Ros, stai tranquilla...non è una nera!".

"Fammi vedere la mappa...ehi, dove vai...che fai mi lasci quì?!".

"Soffiati il naso e vienimi dietro, Ros! E' una pista facile!".

Lei seguì il maestro, all'inizio con un po' di titubanza poi con maggiore sicurezza. Arrivati a fondo valle la Ros affiancò il maestro e lui le disse: "Complimenti! Hai avuto il battesimo della tua prima pista nera e stavolta sei stata brava anche in mia presenza. Non è che la strizza ti fa bene?".

"Cosa?" rispose la filosofa sciatrice, sgranando gli occhi. "Dalle mie parti questo si chiama tentato omicidio!! ...Ho sempre odiato i maestri di sci, te l'ho mai detto? Una categoria che detesto dal profondo, te l'ho mai dettoooo?".

Lui si fece una risata e l'accecò, con quei denti bianchissimi sulla pelle nera. "Spegni la luce, dolcezza. Adesso mi devo riprendere con un Bombardino doppio...seguimi! Maledetto maestro dei miei stivali!... Lo sai cosa mi piace dello sci? Il rifugio!... E sai un'altra cosa che mi piace dello sci? Stare ferma a guardare il panorama fino alla chiusura degli impianti!". Lui la seguì e si fecero fuori un Bombardino doppio a testa.

La Ros portò a termine la sua settimana bianca più altri tre giorni e tornò nella metropoli molto più sgnacchera di quando era partita :-D. Glutei sodi, abbronzatura invidiabile, più sciatrice e meno papera, grazie al suo intrepido maestro di sci. Ma ancora si chiede come abbia fatto a tornare viva e soprattutto, riordinando il suo armadio stamattina, come abbia potuto entrare, muoversi agilmente e attorcigliarsi ad un albero, in quella striminzita tuta da neve, fashion da morire, ma sempre striminzita...

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