La madre di Ugo

Rincasiamo verso le 20. Ugo, il cane dell'amica A., ci vede arrivare. Riconosce la macchina ma semplicemente perchè è un impiccione e conosce tutti. Stasera gli va a genio una carezza, quindi scodinzolando arriva nell'angolo del giardino e mette fuori la testa dalle sbarre per ricevere la coccola. Più che altro, la pretende.

Noi fingiamo di ignorarlo e tiriamo diritto verso il garage. Ci segue con lo sguardo, dapprima incredulo “sono impazziti...è impossibile che non si siano fermati questi disgraziati”, poi contrariato “se foste quì vi addenterei le mani, bastardi”. Entriamo in garage. Ugo corre nel giardino fino a raggiungere la grata che ci separa da lui e fa partire una sfilza di rimproveri in cagnesco, abbaia come un forsennato fino a quando vede spegnere le luci. A questo punto, corre al centro del giardino e aspetta che si accendano le luci di casa nostra. Riparte il concerto. Ci sentiamo una pezza. Ha raggiunto lo scopo di farci sentire in colpa. Ci affacciamo per tentare una bonaria pacificazione. Lui ci guarda, a noi sembra di intravedere un lampo di soddisfazione negli occhi semicoperti di pelo, lui ci volta le spalle e con le zampe posteriori comincia a grattare il terreno. Va via orgoglioso. Noi ci chiediamo spesso come doveva essere la cagna che ha generato Ugo.

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