Gattò di patate

Non gateau ma gattò, rigorosamente. Sono due cose diverse.

La chef Ros vi spiega come ha cucinato lunedì questa squisitezza, che si prepara soprattutto al sud.

Mettete a bollire le patate ben pulite. Nel frattempo fate qualunque altra cosa ma aggiratevi per casa brandendo una forchetta, per essere pronte al momento topico. Quando riuscirete a infilzare la patata più grossa con i rebbi della forchetta, spegnete la fiamma e togliete quasi tutta l'acqua dalla pentola.

Mentre le patate si intiepidiscono un po', viene la parte più divertente. In una ciotola tagliuzzate a pezzettini mortadella affettata, meno una fetta che mangerete per essere certe di utilizzare un prodotto freschissimo e di alta qualità.

Ricordate due cose: assaggiate sempre e nelle preparazioni in cui si devono aggiungere vari ingredienti, anche in una semplice insalata mista, questi ultimi devono essere tagliati a pezzi piccoli, in modo da render facile portare un boccone alla bocca e amalgamare i sapori.

La filosofa Ros non ha mai dimenticato l'insalata che portò a tavola la mamma di una sua compagna di scuola, qualche secolo fa. Era un intero cespo di lattuga diviso praticamente in 5 o 6 parti. Per mettere in bocca la foglia, intera, dovevi spalancare la bocca a dismisura e nemmeno c'entrava. La Ros-sastra si unse pure il naso nel tentativo di mangiarla tutta. Poi, non una carotina, un cetriolino, qualche chicco di mais, un po' di cipollina, niente di niente. Che tristezza...!

Tornando al gattò...la filosofa tende sempre a divagare...dunque, dopo aver tagliato la mortadella a pezzettini, ripetere la stessa operazione con la mozzarella, compreso l'assaggio. E già così vi sentirete da Dio, con in bocca un bel sapore.

Mettete da parte mortadella e mozzarella e affrontate la pelatura delle patate. Ecco, questa fase è decisamente noiosa. La cuoca Ros non usa il passaverdure ma lo schiacciapatate. Le piace di più, soprattutto quando i fili di patata calda toccano il bellissimo pezzo di burro che lei ha messo nella ciotola e lo sciolgono, eh eh eh.

A questo punto bisogna aggiungere gli altri ingredienti: un abbondante trito di prezzemolo fresco, formaggi misti grattugiati, parmigiano e pecorino, uova intere, sale e pepe nero macinato al momento. Poi via con l'impasto. Se la patata è ancora molto calda vi brucerete. Alla imbranachef capita spesso e volentieri, ma il fatto è che per sciogliere il burro la patata va schiacciata calda.

Ma in fondo cosa volete che sia una piccola ustione alla mano quando porterete alla bocca il gattò filosofico?

Dopo aver impastato con cura, e assaggiato con cura, aggiungete mortadella e mozzarella e mescolate bene. Altro inciso: perché la mortadella e non un altro salume? Ecco che entra in gioco la riflessione. L'impasto del gattò è morbido, cremoso e delicato. Il salume ideale da inserire nell'impasto deve essere ugualmente morbido, delicato e saporito nello stesso tempo. Nemmeno il prosciutto cotto risponde appieno a queste caratteristiche. Fidatevi, la mortadella è assolutamente perfetta. Al posto della mozzarella invece potrete tranquillamente usare la provola o il fiordilatte, indifferentemente, è una questione di gusti. Viene bene con qualunque di questi latticini.

Terminata l'operazione dell'impasto, dovete imburrare e spolverare di pangrattato una teglia da forno e sbatterci dentro l'impasto. Con le mani pressatelo per riempire eventuali vuoti e con la forchetta disegnate delle strisce.

Cospargete di pangrattato e infornate fino a doratura e profumino. Alcuni mettono fiocchetti di burro sulla superficie prima di infornare. Ma se la Ros-sastra vi assicura che è superfluo, ci potete credere. E' già una bomba così.

E voi, come preparate il vostro gattò?

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