Istanbul. 2.a parte. L'arrivo

Istiklal CaddesiI 4 amici partirono dal Comune di S., vicino alla cittadina di A., per raggiungere l'aeroporto da dove sarebbero volati verso la magica Istanbul, l'antica Costantinopoli, mercoledì 5 gennaio 2011 nel primo pomeriggio. Da quel momento partirono anche le chiacchiere ininterrotte fra la filosofa Ros e l'amica A., che smisero di parlare solo con la fine del viaggio e durante le ore di riposo notturno, ma solo perché avevano alberghi diversi.

Giunti in aeroporto, l'amico G. propose subito la merenda al bar. Se c'è una cosa che adoro dell'amico G. è che mangerebbe come la sottoscritta ogni mezz'ora, senza ritegno né vergogna.

Atterrati a Istanbul, una cortese signorina turca, stranamente bionda, li condusse nei rispettivi hotel senza vederli mai più, giacché i 4 avventurosi rifiutarono qualsiasi proposta di escursione organizzata, forti della loro guida ma soprattutto dell'inglese del marito M. e dell'amica A., che all'occorrenza avrebbe sfoderato anche il suo calabrese, lingua del passato e del futuro e che, a detta sua, capiscono tutti perché il calabrese è la lingua che si parlava prima della Torre di Babele e quindi è nel DNA dell'intero genere umano.

La mattina seguente, la sposa Ros e il marito M. si affrettarono a far colazione nel loro hotel, il Richmond, dal quale un panorama su tutta Istanbul, tra una ruminata e l'altra, li lasciava a bocca aperta. Quello che fu capace di mangiare la sposa Ros viene omesso per decenza.

Gli hotel dei 4 amici erano situati alle estremità opposte di una delle strade più trafficate di Istanbul, chiamata Istiklâl Caddesi, ricca di negozi e ristoranti, percorsa di continuo da un tram rosso bellissimo, che la svampita filosofa Ros ricordava addobbato per le feste natalizie appena trascorse e invece, rivedendo le foto, non è addobbato per niente. Non è raro che, saltellando incessantemente dalla realtà dove è costretta a vivere alla sua sfavillante e stratosferica realtà parallela e viceversa, la filosofa Ros perda qualche dettaglio.

Anche per smaltire la colazione appena fatta, certamente ingurgitata nella stessa quantità dall'amico G., i 4 si incontrarono in piazza Taksim, quasi a metà strada fra i loro rispettivi alberghi. Una pioggerellina scema ma perniciosa avrebbe accompagnato i 4 durante l'intera permanenza nella multiculturale Istanbul. 

Gli avventurosi amici si diressero senza indugi verso la prima tappa del loro programma, minuziosamente studiato dalla filosofa Ros e dall'amica A., che per integrarsi subito al contesto si avvolgeva la testa in una pashmina e si spacciava per turca durante l'intera vacanza. La filosofa Ros, con il cespuglio biondo scuro ma pur sempre biondo, le lentiggini, la pelle rosa e senza alcuna padronanza del calabrese, pur provandoci, non ci sarebbe riuscita.

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