Istanbul. 4.a parte. Cisterna Basilica, pranzo turco e vaneggiamenti

CisternaLa cultura mette una fame pazzesca. Chiedetelo all'amico G.. A questo, aggiungete un'umidità e un freddo pungenti ed ecco che i 4 si diressero senza indugi, nè polemiche, verso un ristorantino situato proprio di fronte la Cisterna Basilica, sempre nella zona di Sultanahmet.

Una tovaglietta dall'igiene alquanto approssimativa venne posta dinanzi ad ogni commensale. I 4, dopo un superficiale commento causa fame e un'ottimistica invocazione ai robusti anticorpi di ognuno, si lanciarono in ardite ordinazioni, che spaziavano dagli antipasti alle carni, da misteriosi contorni a liquorici tipici.

I maschi del gruppo vollero provare il Raki, l'acquavite turca dal sentore di menta e anice, molto simile infatti all'Ouzo greco. La sommelier filosofa Ros, non amando l'anice, assaggiò solo per dovere di cronaca.

All'uscita del locale, i due mariti, rossi in viso, con le orecchie in fiamme e meno lucidi di quando erano entrati, si chiesero il perchè dell'insolito calore e manifestarono l'intento di alleggerirsi dal vestiario, nonostante i 3 gradi esterni. La sommelier Ros li esortò a resistere perchè l'effetto della gradazione alcolica, di gran lunga superiore ai 40° del Raki, sarebbe durato per poco. E infatti...il marito M. inforcò il berretto dopo due minuti.

I 4, con in testa la finta turca A., che tentava di mimetizzarsi ancor di più con gli autoctoni parlando in calabrese stretto, scesero nella Cisterna. La foto che vedete credo che mi sollevi da qualunque commento. Le colonne sono in tutto 336 e sono alte 8 metri ognuna. I pesci, nell'acqua della Cisterna, sono vivi e dalle dimensioni preoccupanti.

Usciti di nuovo all'esterno, i 4 passeggiarono, si lasciarono guidare come in trance dalle voci dei Muezzin e entrarono in altre moschee fino allo sfinimento. Ridotti a 4 stracci, decisero di rientrare nei rispettivi hotel e svenire fino al mattino successivo, per affrontare così un'altra giornata intensa e colta.

Prima di addormentarsi la sposa Ros, che quando è in un altro paese lo visita dalla sua spettacolare e sfavillante realtà parallela, non potè esimersi dal comunicare al marito M. un suo progetto di vita futura:

"Amore, pensavo che un giorno potremmo trasferirci in questa multietnica e affascinante città...potrei imparare la danza del ventre...e potrei tenere lezioni di cucina italiana...ovviamente dovrei imparare la lingua turca...magari potrei chiedere all'amica A. di impartirmi qualche lezione di calabrese e avere così la strada spianata...Che ne dici? Bello, vero?".

"Buonanotte, amore mio...".

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