Istanbul. 5.a parte. I Bazar

Bazar delle spezieLa mattina seguente, nuovo vigore animò i 4 amici viaggiatori. Dopo la solita vergognosa colazione, intervallata da stupende visioni di Istanbul dalla terrazza dell'hotel, la sposa filosofa e il suo amore incontrarono a metà strada i cari amici. L'intera mattinata fu trascorsa nel Gran Bazar e nel Bazar delle Spezie.

La viaggiatrice Ros, sempre attenta a insignificanti particolari, rifletteva sulla pulizia dei percorsi, l'ordine delle mercanzie esposte, l'assoluta assenza di odori strani o inconsueti. Che puliti i signori turchi!!

Però la tendenza al disordine cosmico, proprio della filosofa Ros, la lasciava un po' stralunata fra le fila ordinatissime dei negozi con la loro esposizione e lei dovette soffocare più di una volta l'impulso a rovistare a suo modo fra le merci, a sniffare tutte le spezie che incontrava al suo passaggio e magari a infilarci le mani dentro per smuoverle un pochino. Inoltre, come sempre quando è nei mercati, la filosofa Ros ebbe necessità di essere tenuta a stretto controllo, incapace com'è a discern

Gran Bazar

ere fra un oggetto del tutto inutile, ma che per lei nasconde un'attrattiva irresistibile, e qualcosa che potrebbe realmente servirle, ma soprattutto a contrattare.

L'amica A, all'occorrenza finta turca con la testa avvolta nella pashmina e abilissima nel fare affari, fu sguinzagliata dalla polla Ros per trattare l'acquisto di svariati oggetti e regalini per lei e per la famiglia.

"Voglio quello, cara amica finta turca A., proprio quello!".

"Non sorridere, babbea! E cerca di nascondere il tuo ridicolo entusiasmo! Devi disprezzare e fingere che gli fai una concessione se compri quell'oggetto...!...Vieni, andiamocene!".

"Ma no, perchè dobbiamo andarcene? Quell'oggetto lo sento già mio...è mio! Lo voglio!".

"Insomma...! Ma devo istruirti proprio sull'ABC della contrattazione?! Ti mancano le basi di tutto, oltre che del calabrese, lingua del passato e del futuro...ma che roba! Vieni via!".

"E se qualcuno me lo soffia? Tutta questa pantomima e poi viene qualcuno che me lo porta via?!".

La finta turca A. si fermò, alzò gli occhi al cielo e sospirando le disse: "Guardati attorno, svampita filosofa Ros. Quell'insulso macinapepe di finto bronzo di 6 cm ce l'hanno tutti i negozi...E questo negozio è il più caro dell'intero Bazar!!!".

In conclusione, l'amica A., spacciandosi sempre per turca, contrattò in calabrese con il negoziante più economico del Bazar per acquistare a prezzo stracciato il macinapepe in simil bronzo di 6 cm per la filosofa Ros. Straordinaria e irripetibile la conversazione in calabrese/turco/turco/calabrese fra l'amica A. e il venditore.

Gran Bazar 2

Il macinapepe microscopico ma funzionante in finto bronzo di 6 cm troneggia sulla mensola della cucina della cuoca Ros dal gennaio dell'anno scorso...grazie all'amica A. e al suo calabrese.

Ma 'sto calabrese...fusse che fusse veramente la lingua universale che si parlava prima della Torre di Babele?

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