Istanbul. 8.a parte. Il viaggio nella metro

La filosofa Ros quando viaggia è felice, non solo per la scoperta di paesi e città sconosciuti, ma anche perchè nei giorni di permanenza in qualunque posto nuovo vive stabilmente nella sua sfavillante e gioiosa realtà parallela, notte e giorno, mattina e sera.

La grande felicità e lo stato di assoluto benessere che la pervadono non sempre le consentono però di mantenere un discreto livello di lucidità  e prontezza di spirito. Lei si aggira nei vari luoghi con il naso all'insù e in uno stato di trance misto ad estasi, come se fosse in un bel sogno. Ecco un episodio a riprova di quanto testè riportato.

La metro turca è fichissima. Veloce, efficiente e pulita. I 4 amici presero la metro per raggiungere la fermata di Beyoglu, chiacchierando serenamente. A un certo punto, il marito M. annunciò che si sarebbe dovuti scendere alla successiva sosta della metro, per un cambio di mezzo.

La filosofa Ros, rapita dalla vista dei barconi vicino al porto e dal suggestivo panorama, non riuscì a scendere per tempo e la porta le si chiuse sul naso. I 2 amici e il suo amore, sbigottiti, videro il treno ripartire e la filosofa viaggiatrice Ros salutarli con la manina. I 3 si sbracciarono per dare un'indicazione alla futura dispersa, ma lei non capì assolutamente nulla di cosa volessero dire.

Non essendo padrona della lingua turca, nè tantomeno del calabrese, la filosofa viaggiatrice Ros decise di non sprecare fiato e raggiungere per conto suo la fermata di destinazione, serena e tranquilla. Scese dal treno e aspettò per un sacco di tempo. Che fine avevano fatto il suo amore e i 2 cari amici? La cara Ros, in veste di sposa, si preoccupò un bel po' non vedendo gli occhi del suo amore, così come, in veste di amica, Ros si preoccupò anche della fame incipiente dell'amico G. e dell'affettuosa partaccia che in calabrese stretto avrebbe ricevuto dall'amica finta turca A., una volta ricongiunto il gruppo.

Solo dopo una mezz'ora di attesa, essi si rividero. Il marito M. l'abbracciò e i 4 si fecero una gran risata. L'amica finta turca A. le fece solo una particina, ma stavolta in calabrese/turco, non solo in calabrese, perchè si trovava in un luogo pubblico e non voleva che si scoprisse la sua vera identità, mentre l'amico G., per suggellare il momento con una chiosa significativa, esclamò: "quando si mangia?!".

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