Istanbul. 10.a parte. Tra poco si naviga sul Bosforo...!

Kebab al porto
Un nuovo giorno ad Istanbul. Udite, udite: non pioveva e c'era pure un po' di sole. In questo giorno i 4 viaggiatori furono estremamente fortunelli perchè avevano atteso ottimisti fino all'ultimo momento per fare una gita sul Bosforo, confidando proprio in un miglioramento del tempo. E quel momento era arrivato!

Molti turchi proponevano gite stratosferiche sui loro battelli, colorati e chiassosi. Anche i prezzi erano stratosferici però...La filosofa Ros, che prima della partenza aveva rivoltato Internet come un calzino, aveva appreso che i battelli di linea, quelli che portano proprio i turchi da un lato all'altro del Bosforo e salgono quasi fino al Mar Nero, fanno in realtà lo stesso percorso di quelli turistici.

La viaggiatrice filosofa Ros, il marito M., l'amica finta turca A. e il marito della finta turca A., amico G., meditarono e partorirono questa brillante soluzione al dilemma: "perchè spendere una fortuna quando possiamo prendere il battello di linea per pochi spiccioli? La filosofa Ros si metterà in piedi su un sedile, tanto non conosce vergogna, e leggerà l'intero capitolo dedicato alle rive del Bosforo della sua inseparabile Guida di Istanbul, e l'amica finta turca A. tradurrà, anche per i vicini di seduta, dall'italiano al calabrese/turco e dal turco/calabrese all'italiano...".

Tutt'e 4 corsero alla biglietteria e acquistarono i biglietti. La corsa successiva era però dopo circa due ore. Che si poteva fare nel frattempo, dal momento che i 4 in tre giorni avevano macinato chilometri, in condizioni atmosferiche avverse, e visto tutto il visitabile? Entrare e ammirare qualche altra moschea, ovviamente, e passeggiare... Si sa però che camminare molto, vedere il sole, non sentire l'umidità nelle ossa e il buon umore, mettono un certo appetito!

L'amico G. comunicò ai suoi compagni di viaggio che in una trasmissione televisiva aveva sentito parlare dei kebab di pesce, venduti dai marinai dei barconi del porto, i quali arrostiscono al momento pesci sconosciuti, pescati chissà dove, forse proprio nell'acqua del porto, in condizioni igieniche di fortuna, preparando il tutto categoricamente con le mani nude, senza guanti, nè manicure. Scattò la consueta proposta dell'amico G. "quando si mangia?". Immediatamente il marito M. e l'amica finta/turca A. ebbero un moto di repulsione nel vedere e soprattutto nel sentire l'odore del pesce arrostito sulla brace del barcone. La viaggiatrice filosofa Ros invece invocò i suoi anticorpi e affiancò l'amico G. in questa irripetibile esperienza sensoriale. Il marito M. non volle nemmeno assaggiare e corse con l'amica finta turca A. ad acquistare un banale kebab con la carne.

Riflessione filosofica della viaggiatrice Ros: "anche questa è carne di animale sconosciuto, pascolato chissà dove, magari proprio nelle aiuole del porto, in condizioni igieniche di fortuna, e servito a mani nude, senza guanti, né manicure!".

Risposta filosofica del marito M. e dell'amica finta turca A.: "Sarà...ma almeno non puzza...!".

A volte è meglio riflettere filosoficamente molto meno...

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