Istanbul. 11.a parte. Gita sul Bosforo e Bazar del libro

BosforoFinalmente giunse l'ora del tanto desiderato giro in battello. Tutti si assicurarono che la svampita filosofa Ros avesse un posto a sedere e fosse vigile e presente a sè stessa, ma non fidandosi di lei, fu tenuta d'occhio dall'amica finta turca A., soprattutto al momento di scendere.

La viaggiatrice Ros declamò ad alta voce le notizie, storiche e non, su tutti gli edifici che si affacciavano sulle rive del Bosforo, tratte dall'indispensabile Guida di Istanbul, e l'amica finta turca A. tradusse in calabrese/turco per la famigliola accampata al suo lato. Se il marito M. e l'amico G. invece mettessero in fila le 200 foto scattate dall'uno e dall'altro, si potrebbero riprodurre entrambe le rive, per una mostra fotografica di grande originalità.

Scesi dal battello, con la filosofa Ros al guinzaglio, fu necessario decidere il da farsi. Dalla fedele Guida si apprese dell'esistenza di un'imperdibile Cisterna dalle 1001 colonne, trasformata in caratteristico centro commerciale di prodotti ispirati alla cultura ottomana, che sembrò veramente un peccato perdere. I 4 si aggirarono per almeno un'ora nel quartiere di Sultanahmet ma non riuscirono a trovare un accidente, fino a quando, con stradario alla mano, arguirono che la Cisterna era chiusa, che all'esterno sembrava una fermata della metropolitana in totale abbandono, che i due tizi turchi che vendevano tappeti di dubbio gusto in strada, nei pressi del presunto ingresso, forse avevano avuto un banchetto all'interno del centro commerciale e che quindi, vista la mercanzia esposta, non era proprio il caso di rammaricarsi, e che era giunta l'ora di tornare in un vero Bazar.

I fantastici 4 decisero di visitare il piccolo Bazar del Libro, che in realtà consiste in un cortile dove i librai espongono libri di ogni genere su bancarelle. Vi si accede anche dal Gran Bazar, attraversando una stradina. La lettrice Ros non potè perdere questa opportunità. Fece un giro e prese la prima fissazione della giornata puntando un libretto, scritto in turco, ovviamente, da acquistare per la libreria coniugale. Il libraio asserì che si trattava di una copia del Corano. La filosofa viaggiatrice Ros nutrì qualche dubbio e cercò con lo sguardo l'amica finta turca A. affinchè le facesse da traduttrice e contrattasse per lei. I 2 cari amici erano distanti e alla educata Ros non sembrò il caso di urlare nel Bazar del Libro. Il marito M. la rassicurò e le disse che il libro era carino e quindi, chi se ne fregava, andava bene comunque.

Ad oggi, il libro turco troneggia su uno scaffale della libreria.

Ad oggi, la colta Ros si chiede ancora che diavolo c'è scritto nel libro e auspica che un giorno, se avrà la gioia di avere un vero turco a cena, questi non le dirà che ha comprato a caro prezzo ed esposto fieramente un libro pieno di sconcezze.

Lei si consolerebbe pensando che comunque non tutti hanno un libro turco in casa, ma lei e il marito M. sì.

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