Istanbul. 14.a parte. Il ritorno a casa

Tornati nei rispettivi alberghi, i mariti M. e G. misero a nanna le mogli che, svanito l'effetto del probabile allucinogeno ingerito assieme ai vari tè della giornata, svennero in tre minuti. La pantagruelica cena della sera prima non inibì i 4 a colazione. Sparirono pietanze dolci e salate a razzo, in entrambi gli hotel. Il personale non infierì al momento del conto (furono dei veri signori!), ma se lo avessero fatto i fantastici 4 non avrebbero protestato.

Il transfer dagli alberghi all'aeroporto era compreso nel prezzo del pacchetto, per cui il gruppetto potè rilassarsi e godersi ancora un po' la città, vedendo qualche monumento e le vetrine dei negozi.

L'amica finta turca A. accusava doloretti diffusi al corpo ed era già manifesta una crisi di identità per l'abbandono della pashmina e degli influssi turchi alla lingua calabrese.

Arrivata l'ora della partenza, alla filosofa Ros prese un magone. Lasciare la sua entusiasmante e sfolgorante realtà parallela per quella in cui è costretta a vivere per la maggior parte del tempo, è sempre traumatico. Il marito M., lucido e razionale, la sostenne psicologicamente e anche fisicamente, giacchè lei tentava di non salire sull'aereo e rimanere a Istanbul con lui, per imparare la danza del ventre, e diventare così la prima odalisca in carne italo-turca con i ricci, e insegnare cucina italiana alle amiche turche. Niente da fare. Il marito M. rifiutò la sensata proposta e la triste Ros fu costretta a partire.

Atterrati in patria, li accolsero un freddo gelido e la macchina sprint dell'amico G.. L'amica A. abbandonò le sembianze turche e le forze abbandonarono lei. Un febbrone da cavallo la colse appena entrati in macchina. Il viaggio di ritorno verso casa fu stranamente silenzioso.

Nei giorni seguenti, l'amica A. rimase a letto a delirare, l'amico G. tornò ad indossare la tuta mimetica e non lo si individuò più fra le piante del giardino e il marito M. ricominciò a viaggiare fra la cittadina di A. e la metropoli.

La filosofa Ros invece ritornò nel Tempio della Bellezza e del Benessere più svampita e stralunata del solito, indugiando ancora un po' nella sua entusiasmante e splendida realtà parallela turca e proponendo al suo amore e ai cari amici la meta per il prossimo viaggio assieme:

"e se un giorno riuscissimo a trovare un volo economico per Bucarest...e se riuscissimo a prenotare un albergo vicino alla stazione...e se dal centro di Bucarest partissero treni o autobus per la Transilvania...potremmo visitare il Castello di Vlad Tepes e magari acquistare sul posto il kit per uccidere i vampiri...o magari comprarci la dentiera con i canini lunghi per spaventare i condomini al ritorno a casa...bello, vero?!".

L'amico G. rispose: "io ci sto...come si mangia in Romania?!".

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