Aboca Museum a Sansepolcro, il Museo delle Erbe

Il Museo delle Erbe: i mortaiLo scorso agosto, dopo aver trascorso 5 giorni fra Colonia, Bonn e Aquisgrana, gli affiatati coniugi si sono concessi una brevissima pausa nella loro casa allo scopo di risistemare il bagaglio, strapazzare di baci il minuscolo nipotino L. e caricare la macchina, per poi correre verso la Toscana, quindi verso i tartufi, la Finocchiona, i vigneti di Sangiovese, i crostini, i tornei, le contrade, la panzanella e l'amico Piero (della Francesca).

Gli sposi hanno gironzolato per una settimana, mano nella mano, sfaccendati e spensierati, portandosi dietro solo le guide e la macchina fotografica.

Di questa vacanza la filosofa Ros non riporterà un racconto dettagliato, perchè è stata una settimana trascorsa senza programmi serrati, quasi come un'interminabile, lenta passeggiata, per visitare, nel suo caso, luoghi già visti in precedenza ma da approfondire, e soprattutto per rivivere paesaggi e sensazioni con la sua dolce metà, che conosceva altre zone della Toscana e non questa.Palazzo Bourbon a Sansepolcro: sede di Aboca Museum

Anni fa l'aspirante bibliotecaria Ros cercò lavoro nelle terre di Arezzo, ma dovendo espiare peccati inenarrabili, a causa della sua vita precedente condotta nel vizio e in una sfrenata dissolutezza, dopo una piccola speranza ben presto disattesa, se ne ritornò a casa con le pive nel sacco, come si dice. Scala di accesso alle sale del MuseoIn compenso conobbe Arezzo e i suoi splendidi dintorni come le sue tasche, e se ne innamorò.

Uno dei borghi che era rimasto nella memoria Ros-sastra è Sansepolcro, situato proprio al confine con Umbria e Marche.

Oltre al Museo Civico, dove sono conservate alcune opere di Piero della Francesca, tra le quali il Polittico della Misericordia e la famosa Resurrezione, a Sansepolcro c'è il piccolo e delizioso Aboca Museum, il Museo delle Erbe, istituito dall'azienda che tutti conosciamo con l'intento di raccontare come si è evoluto nei secoli il rapporto dell'uomo con le piante.Esposizione di Erbari nella Stanza dei Mortai

La sede del Museo è in un magnifico edificio, Palazzo Bourbon, situato appena fuori le mure del borgo, e la filosofa Ros, che lo aveva già visitato in passato, l'aveva descritto dettagliatamente al marito M. , stimolando così la sua curiosità.

Il percorso “Erbe e salute nei secoli” conduce il visitatore sttraverso la storia millenaria della scienza erboristica. Le sale che si visitano sono, in progressione, nove.

La prima è la Stanza dei Mortai, con una selezione degli strumenti da sempre usati dagli speziali, di vari materiali e fogge; al centro dell'ampia stanza sono state collocate alcune grandi bacheche in cui sono esposti antichi e rari erbari a stampa, illustrati con xilografie. Da questa sala e per l'intero percorso, sulle pareti, grandi pannelli didascalici raccontano la storia dell'utilizzo a scopi curativi delle erbe partendo dalle civiltà Assire, Romane e Greche, fino ai giorni nostri.

Proseguendo si visita la Stanza della Storia, una sala in cui sono esposti altri Erbari, facenti parte della Bibliotheca Antiqua, la collezione del Museo situata al quarto piano del Palazzo e consultabile solo previo appuntamento.

Erbe da annusare e toccare!!La sala successiva è riservata invece alle ceramiche e alle bilance; una variegata esposizione di vasi in maiolica, di differenti forme e decorazioni, usati in passato nelle antiche spezierie-farmacie per la conservazione di preparazioni medicamentose e una ricca raccolta di bilance di precisione, fra le quali spicca una stadera monastica del '500.

La filosofa Ros assicura che la descrizione e le foto non rendono assolutamente idea della bellezza di queste sale e dei profumi intensi e piacevoli che accompagnano una visita che, davvero, alla sua conclusione vi sembrerà essere volata.

Nella Stanza dei Vetri, la quarta del percorso, è invece possibile ammirare una serie di contenitori e strumenti in vetro utilizzati nelle farmacie, partendo da piccoli vasetti da balsamo egiziani ad arrivare a coppette da salasso e tiralatte di epoche più recenti.

A questa segue la sala preferita dalla filosofa Ros, la Stanza delle Erbe. Mazzi di piante medicinali sono appese al soffitto ad essiccare; questa superficie colorata e suggestiva riempie di odori gradevoli la sala, in cui sono esposti alle pareti anche barattoli e contenitori di varia fattura con all'interno erbe già essiccate, e in basso antichi strumenti per la raccolta e la lavorazione delle piante.Vasetti nella Stanza dei Vetri

la Stanza delle ErbeNella sala successiva è stata riprodotta un'antica Spezieria, quindi un'officina alchemica, con tanto di alambicchi, distillatori, forni, mortai, presse e tanti contenitori in vetro per gli estratti; in una nicchia sono stati raccolti alcuni dei prodotti che, per l'alto costo e la difficoltà di reperibilità, erano considerati preziosi, come l'oro, la noce moscata, la canfora, il grasso di vipera.

Si accede, subito dopo, ad un Laboratorio fitochimico, che rappresenta lo sviluppo della chimica organica e la nascita nell'800 della scienza farmaceutica e dei prodotti medicinali industriali.

La penultima sala è la Cella dei veleni, un locale molto piccolo, non accessibile al pubblico ma visitabile atttraverso una cancellata, che era il luogo deputato dal farmacista alla custodia dei prodotti tossici, vegetali, animali e minerali.l'antica Spezieria

Infine, attraverso una piccola porta, si accede all'ultima sala in cui è stata ricreata una tipica Farmacia ottocentesca, con arredi e suppellettili autentici.

Il percorso ha una durata breve, di circa mezz'ora, ma la filosofa Ros vi assicura che una visita a questo piccolo museo, curato fin nei minimi dettagli, vale veramente la pena.

Un particolare che vi stupirà è che in tutte le sale, in grandi recipienti posti negli angoli, vi sono erbe e spezie essiccate che il visitatore può liberamente toccare e annusare.

la Cella dei VeleniSecondo voi la Ros-sastra che ha fatto? Ha sniffato roba che nessuno di voi può immaginare benchè abbia cercato per una volta di fare la signora, trattenendosi dall'impulso di mettere le mani negli orci per mescolare quelle colorate e odorose erbette.

Alla fine della visita lei era su di giri come non mai e sembrava avesse assunto stupefacenti. Qualcuno dice che è il suo stato normale e le piante non c'entravano nulla... La verità è che era riuscita a mostrare questo capolavoro a suo marito e questo la rendeva veramente felice!la Farmacia ottocentesca

La degna conclusione della visita sono stati gli acquisti alla bottega di Aboca, dove la filosofa ha fatto incetta di varie tipologie di miele, da quello di acacia, dal colore dorato e trasparente, al vellulato miele ambra scuro di melata di bosco.

E chi la potrà più separare adesso dal suo rassicurante tazzone di latte bollente e miele, nelle sere d'inverno? Si può immaginare qualcosa di più coccoloso del latte addolcito con il miele quando vi rannicchiate nell'angolo del divano, con un plaid caldo addosso, dinanzi al caminetto acceso?

Con questa toccante immagine di Ros in versione invernale, e anche un po' “nonnina”, si conclude quì il primo post della vacanza toscana. Alla prossima!

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